
Perché sottoponiamo i riscaldatori per bagni a test di resistenza al caldo e all’umidità
Siate onesti: i bagni rappresentano un vero incubo per gli elettrodomestici. Ci sono vapore denso, gocce d’acqua sparse ovunque, e cambiamenti di temperatura tali da far girare la testa anche a un meteorologo.
Potremmo semplicemente costruire questi riscaldatori, metterli in una scatola e sperare nel meglio. Ma non lo facciamo. Invece, sottoponiamo ogni serie di prodotti a dei test di resistenza al caldo e all’umidità. In pratica, cerchiamo di farli rompere prima ancora che arrivino a casa vostra, così da evitare che smettano di funzionare dopo soltanto un mese di utilizzo.
La lotta tra calore e umidità
Ecco il problema: quando si accende una lampada a onde corte a infrarossi, il tubo di quarzo diventa estremamente caldo in pochi secondi. Ora immaginate alcune gocce d’acqua fredda che colpiscono quel tubo surriscaldato. Questo tipo di shock improvviso crea molta tensione sul materiale. Peggio ancora, l’umidità cerca sempre di infiltrarsi all’interno. Se il sigillo non è perfetto, l’acqua raggiunge i terminali elettrici. È così che si formano ruggine e corrosione… o, nel peggiore dei casi, si verifica un cortocircuito.
Come effettivamente li testiamo
Non ci limitiamo a spruzzarli con dell’acqua. Utilizziamo camere di umidità per simulare anni di funzionamento in un tempo molto più breve. I riscaldatori vengono messi continuamente a confronto tra caldo e freddo, mentre sono immersi nell’umidità.
Cerchiamo tre segnali allarmanti:
*I sigilli: Il materiale di gomma o silicone si deforma e si restringe dopo essere stato riscaldato e raffreddato parecchie volte?
*I connettori: I terminali iniziano a arrugginire o perdono la loro funzionalità?
*L’isolamento: L’elettricità rimane al proprio posto, anche quando il dispositivo è umido?
L’equilibrio difficile da trovare
Potreste pensare: “Basta sigillarlo ermeticamente!”. Ma c’è un problema: se il sigillo è troppo stretto, l’elettronica interna non può respirare. Si surriscalda e si distrugge. È quindi necessario trovare un equilibrio: tenere fuori l’acqua, ma permettere comunque all’aria di entrare, in modo che i componenti del dispositivo possano rimanere freschi.
Ecco perché condividiamo i nostri rapporti di test. “Resistente all’acqua” è un termine che chiunque può usare… ma non significa granché. Mostrarvi esattamente quante ore un dispositivo riesce a funzionare in una camera ad umidità del 95%, senza che vi siano perdite di tensione, ecco cosa è davvero significativo. In questo modo possiamo essere sicuri che il vostro riscaldatore non smetterà di funzionare già dalla prima volta che il bagno diventa umido.